termine minimo di conservazione
ETICHETTATURA ALIMENTARE

Cos’è il termine minimo di conservazione

Posted On Settembre 27, 2017 at 3:24 pm by / No Comments

Termine minimo di conservazione e data di scadenza sono due concetti che spesso vengono confusi tra loro. Entrambi rappresentano due importanti date che sono presenti nelle etichette alimentari, ma che indicano due limiti temporali completamente differenti. Oggi vogliamo analizzare l’importanza svolta dal termine minimo di conservazione nel consumo degli alimenti.

Termine minimo di conservazione

Il termine minimo di conservazione (TMC) indica una data approssimativa in cui è preferibile consumare determinati alimenti. Si può trovare in due diverse forme:

  • “Da consumarsi preferibilmente entro il”. Quando è presente questa dicitura significa che il limite temporale è fissato entro un dato giorno o un dato mese.

 

  • “Da consumarsi preferibilmente entro”. In questo caso si trovano nell’etichetta mese e anno di riferimento, non necessariamente insieme.

Secondo il D. Lgs 23 giugno 2003 n. 181, che attua la normativa europea CE 13/2000, il termine minimo di conservazione è un dato obbligatorio all’interno delle etichette degli alimenti che possono deteriorarsi nel tempo.

Si tratta di specificare una data indicativa che permetta al consumatore di sapere quando l’alimento in questione comincerà a perdere le qualità organolettiche, gli aromi e i sapori.

Vero o falso: mettiamo a nudo il TMC

È ora di sfatare alcuni dubbi e credenze errate che spesso portano il consumatore a confondersi dinanzi al consumo di alcuni alimenti, a causa di una scarsa conoscenza del TMC.

Gli alimenti devono essere consumati entro il termine minimo di conservazione sennò si deteriorano”

FALSO: Il TMC è solo una data che serve ad orientare il consumatore, ma è possibile consumare i cibi anche oltre tale limite perché non significa che non sono più commestibili.

“Il termine minimo di conservazione è un altro modo di indicare la scadenza di un alimento”

FALSO: Il TMC e la data di scadenza sono due fattori completamente differenti. La data di scadenza è un limite fisso dopo il quale non è consigliabile ingerire l’alimento perché può comportare dei rischi per la salute dell’uomo. Il prodotto, infatti, risulta deteriorato.

“Il termine minimo di conservazione deve essere ben visibile nelle etichette e dipende dal tipo di prodotto e dalla sua produzione”

VERO: Ogni genere di prodotto deve contenere la data approssimativa di consumo, che è diversa da alimento ad alimento. Viene stabilita in base alla lavorazione, al confezionamento e alle materie prime impiegate nella sua produzione.

“La data fissata per il termine minimo di conservazione può essere anche di oltre 1 anno”

VERO: Gli intervalli temporali presi in considerazione per il termine minimo di conservazione possono andare da 3 mesi fino anche a 3/4 anni, ad esempio per prodotti come il tonno sott’olio o le conserve sott’aceto e sott’olio.

L’attenzione verso il consumatore

Nessun rischio per la sicurezza dell’uomo, quindi, se si decide di consumare un prodotto dopo la scadenza del TMC, ma è comunque opportuno non fare trascorrere troppo tempo.

Per maggiore trasparenza i supermercati dovrebbero mettere in evidenza i prodotti che si trovano vicini al termine minimo di conservazione. Di recente alcune grandi distribuzioni hanno cominciato a promuovere a prezzi scontati gli alimenti con TMC prossimo. Questa politica aiuta anche ad evitare inutili sprechi.

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