stabilimento in etichetta
ETICHETTATURA ALIMENTARE

Stabilimento in etichetta: decreto approvato

Posted On Ottobre 21, 2017 at 6:57 pm by / No Comments

La questione dello stabilimento in etichetta è un tema scottante che ha creato non poche polemiche sia tra i consumatori che tra i produttori. Finalmente possiamo dire che la sua importanza è stata nuovamente messa in rilievo, attraverso l’approvazione del decreto che sancisce l’obbligo dello stabilimento in etichetta. Ma in cosa consiste la normativa e quali sono le novità rispetto al passato? Ripercorriamo insieme la storia di questa delicata questione in tema di etichettatura alimentare.

La normativa: tra decreti abrogati e nuove disposizioni

Il concetto di stabilimento in etichetta non è nuovo. Infatti era già stato ampiamento trattato dallo Stato con un iter legislativo ben preciso che ne regolava le disposizioni.

Già dal lontano Decreto legislativo 109/92 si affrontava la problematica sulle informazioni da dare al consumatore circa lo stabilimento di produzione e confezionamento degli alimenti. L’obbligo era rivolto in particolare ai prodotti pre-imballati di origine italiana. Le eccezioni riguardavano solo le carni e i prodotti lattiero-caseari, perché da tempo dovevano già indicare la dicitura di produzione per disposizioni sanitarie.

Dopo l’abrogazione del decreto e le diverse proposte di legge che si sono succedute fino ad oggi, finalmente sembra ci sia una svolta decisiva sull’argomento.

Lo stabilimento in etichetta torna ad essere una dicitura obbligatoria per legge.

Non è stato facile arrivare a questo importante risultato: petizioni e discussioni si sono alternate fino alla recente approvazione del decreto.

L’importanza dello stabilimento in etichetta

Specificare lo stabilimento di produzione di un dato alimento è fondamentale per diverse ragioni:

  • Il consumatore ha il diritto di sapere dove è stato prodotto, o confezionato, quel dato alimento che ha deciso di acquistare.
  • Il processo di rintracciabilità degli alimenti viene facilitato dalle informazioni relative allo stabilimento in etichetta.
  • Aumenta la trasparenza e l’onestà delle fabbriche di produzione, per una maggiore salvaguardia della salute dell’uomo.

Le conseguenze per i trasgressori

Una delle conseguenze dirette di questo decreto riguarda le sanzioni per chi trasgredisce. Infatti, dal momento in cui sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ci saranno solo 180 giorni per mettersi in regola. Cosa significa? In termini semplici tutti i produttori devono provvedere tempestivamente a ritirare le etichette non conformi e sostituirle con quelle aggiornate. Ovviamente si tiene conto dei prodotti già entrati in commercio, che nel giro di sei mesi devono essere smaltiti.

E per chi decide di non rispettare la normativa? Le sanzioni sono molto salate e prevedono multe che vanno dai 2000 euro in su. I controlli saranno effettuati scrupolosamente dal Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari, ICQRF.

Qualche eccezione alla legge

Nonostante la rigidità del provvedimento, l’obbligo dello stabilimento in etichetta ha delle eccezioni.

Sono, infatti, esenti dalla normativa:

  • Le etichette che riportano con chiarezza la località di produzione che rimanda facilmente alla fabbrica.
  • I casi in cui lo stabilimento e l’operatore responsabile coincidono.
  • Le etichette con un bollo sanitario o un marchio identificativo.

Inoltre, attualmente il decreto è circoscritto agli alimenti di produzione italiana e non comprende le fabbriche estere che commerciano nel nostro Paese.

La questione sarà conclusa definitivamente? Vedremo come reagirà il resto dell’Europa al provvedimento e se ci saranno ancora cambiamenti.

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