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ETICHETTATURA ALIMENTARE

Buste di plastica a pagamento: impazza la polemica!

Posted On Gennaio 9, 2018 at 12:01 am by / 2 Comments

Anno nuovo…vecchie polemiche! È così che comincia il 2018, con l’ennesima polemica intorno ad una legge che i consumatori non sembrano proprio volere approvare. Stavolta si tratta delle buste di plastica che dal 1 gennaio sono diventate a pagamento anche per frutta e verdura in tutti i supermercati italiani. Scopriamo cosa sta succedendo nel nostro paese e le conseguenze di questa direttiva per i diretti interessati.

Buste di plastica a pagamento: come e quando

Dal 1 gennaio 2018 è entrata in vigore la legge in Italia sulle buste di plastica per frutta e verdura, che saranno vendibili ad un costo che va da 0.01/0.02 centesimi circa in ogni catena di supermercati (leggi la normativa a questo link http://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/08/12/188/sg/pdf)

La ragione di questa scelta deriva da motivazioni di impatto ambientale (leggi ancora su etichettatura ambientale al link). Le nuove buste, che andranno a sostituire quelle usate fino a poco tempo fa, saranno infatti sacchetti biodegradabili, compostabili e saranno etichettattabili.

Secondo la direttiva ogni sacchetto dovrà rispettare la norma relativa al contenuto di materia prima rinnovabile non inferiore al 40%.

La protesta dei consumatori

I consumatori non ci stanno e si parla già di “sacchettopoli” per etichettare la nuova manovra dello stato per tassare i cittadini.

Anche se non si parla di un rincaro elevato, nella quantità il prezzo sull’intera spesa lievita comunque, perché ogni sacchetto biodegradabile deve essere utilizzato per una sola categoria di frutta o verdura e durante la spesa si comprano spesso più alimenti.

Quindi, nonostante la salvaguardia dell’ambiente sia un motivo di una certa importanza, i cittadini italiani si sentono ugualmente truffati. Anche perché da qualche giorno anche in farmacia si è cominciata ad utilizzare la stessa direttiva.

Inoltre, anche i supermercati sono direttamente coinvolti nella protesta e seppure qualche esercente disapprova la legge e vorrebbe applicare le sue tariffe o non tenerne affatto conto, rischia di andare incontro a multe molto salate.

Le conseguenze della protesta

E come dopo ogni nuova legge non condivisa, bisogna fare i conti con le conseguenze dovute alla polemica incessante.

La prima a parlare è l’Unione Europea che si discosta dall’Italia, affermando di non avere mai parlato di far pagare le sottili buste di plastica per frutta e verdura, addossando quindi la responsabilità della decisione al governo italiano.

Il secondo è il Ministero della Salute che per sedare le proteste permette di portare le buste da casa, a patto che siano monouso.

E i cittadini come reagiscono? Oltre a protestare hanno cominciato anche a trovare stratagemmi vari per non pagare il costo della busta, come apporre l’etichetta direttamente sull’alimento o addirittura snobbare le vendite nei banchi del supermercato a favore dei commercianti nei mercatini o fiere di città.

In ogni caso la polemica non sembra destinata a placarsi facilmente e di certo ci saranno nuovi sviluppi.

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